Corriere di Bologna

"Quel «Viaggio di Roberto» che è piaciuto a Muti"

“Si esce con gli occhi lucidi, ma ciò nonostante l’opera riesce a mantenersi lontana da qualsiasi retorica o autoreferenzialità (…). La musica di Marzocchi è come un uccello ferito che in mezzo ai fuochi dell’inferno riesce a spiccare il volo e a librarsi nell’aria con un canto dove la melodia (parola che non bisognerebbe mai vergognarsi di pronunciare, anche quando si parla di avanguardia) fa sempre sentire la sua presenza. Anche se solo a livello embrionale. Musica aerea, sottile, suggerita per non detti o solo sussurrata. Impervia a volte dal punto di vista di un climax ritmico urlato e immediatamente dopo smorzato nel vuoto, nel gelo di un armonico che ti entra dentro.”

Helmut Failoni

 

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